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Impianto fotovoltaico da 6 kW: quanta energia si autoconsuma e quanta si immette in rete?

Immagine del redattore: IS ENERGY S.R.L.
IS ENERGY S.R.L.
5 ott
Tempo di lettura: 5 min

Un impianto fotovoltaico da 6 kW è una taglia molto comune nelle abitazioni con consumi medio-alti.

Ma dopo l’installazione arriva spesso una domanda più importante della semplice produzione:

quanta dell’energia prodotta viene davvero utilizzata in casa e quanta finisce nella rete?

La risposta non dipende solo dai 6 kW.

Dipende soprattutto da quando la casa consuma energia.

Due famiglie con lo stesso impianto possono avere comportamenti completamente diversi.


1. 6 kW non significa 6 kWh

È la prima distinzione da fare.

6 kW indica la potenza nominale dell’impianto.

I kWh indicano invece l’energia realmente prodotta o consumata nel tempo.

La produzione di un impianto da 6 kW cambia in base a:

  • zona geografica;

  • orientamento e inclinazione dei pannelli;

  • ombreggiamenti;

  • stagione;

  • temperatura;

  • caratteristiche dell’impianto.

Per questo non basta sapere la potenza nominale per capire quanta energia verrà autoconsumata.


2. Cos’è l’autoconsumo?

L’autoconsumo è la parte di energia fotovoltaica utilizzata direttamente dalla casa mentre viene prodotta.

Per esempio, alle 13:00:

Produzione fotovoltaica: 4 kWConsumo della casa: 1,5 kW

In quel momento:

1,5 kW vengono utilizzati direttamente dalla casa

mentre i restanti:

2,5 kW

possono essere immessi nella rete oppure utilizzati per caricare una batteria.

Il punto quindi non è soltanto:

quanto produce il fotovoltaico?

ma:

quanta parte della produzione coincide con i consumi della casa?


Impianto fotovoltaico da 6 kW con autoconsumo domestico ed energia in eccesso immessa in rete
Impianto fotovoltaico da 6 kW con autoconsumo domestico ed energia in eccesso immessa in rete

3. Un esempio realistico: famiglia di 3 persone

Prendiamo una famiglia di tre persone con un impianto fotovoltaico da 6 kW.

Supponiamo un consumo annuale nell’ordine di 4.500–5.000 kWh, senza considerarlo come un valore fisso valido per tutti.

La famiglia utilizza:

  • climatizzatore in estate;

  • lavatrice e lavastoviglie;

  • forno o piano a induzione;

  • elettrodomestici comuni;

  • eventualmente una pompa di calore.

Il comportamento del sistema cambia molto tra estate e inverno.


4. In estate: tanta produzione, ma anche più climatizzazione

In estate il fotovoltaico produce per molte ore e raggiunge i livelli più elevati soprattutto nelle ore centrali della giornata.

Una famiglia può allo stesso tempo aumentare i consumi per:

  • climatizzatore;

  • raffrescamento con pompa di calore;

  • frigorifero e congelatore;

  • altri apparecchi utilizzati durante il giorno.

Se il climatizzatore funziona mentre il fotovoltaico sta producendo, una parte importante di quel consumo può essere coperta direttamente dal sole.

Per esempio:

Produzione della giornata: 30 kWhConsumi durante le ore solari: 12 kWh

Una parte importante dei 12 kWh può essere coperta direttamente dal fotovoltaico.

Rimane però un surplus potenziale di circa:

18 kWh

che può essere immesso in rete oppure destinato in parte alla batteria.

Questo è solo un esempio energetico: nella realtà produzione e consumi cambiano continuamente durante la giornata.


5. In inverno: meno produzione e più consumi fuori dalle ore solari

In inverno la situazione cambia.

Le giornate sono più corte e la produzione fotovoltaica generalmente diminuisce.

Allo stesso tempo possono aumentare:

  • riscaldamento con pompa di calore;

  • asciugatrice;

  • forno;

  • illuminazione;

  • consumi serali.

Il problema principale è spesso l’orario.

Una parte importante dei consumi invernali avviene:

la mattina presto

oppure

dopo il tramonto

quando il fotovoltaico produce poco o nulla.

Quindi una casa può avere un consumo energetico elevato in inverno, ma non necessariamente un autoconsumo diretto elevato.

Conta sempre la sovrapposizione tra:

produzione solare e consumo domestico.


6. Due famiglie, stesso impianto da 6 kW

Immaginiamo due famiglie con lo stesso impianto.

Famiglia A

Una persona lavora da casa.

Durante il giorno vengono utilizzati:

  • climatizzatore;

  • computer;

  • lavatrice;

  • lavastoviglie;

  • cucina elettrica.

Gran parte dei consumi coincide con le ore di produzione.

Risultato: maggiore autoconsumo diretto.


Famiglia B

Tutti escono alle 8:00 e rientrano dopo le 18:00.

Durante il giorno il consumo è minimo.

La sera aumentano:

  • cucina;

  • TV;

  • climatizzatore o riscaldamento;

  • lavastoviglie;

  • illuminazione.

Risultato: maggiore energia immessa durante il giorno e maggiore prelievo dalla rete la sera.

Stesso impianto.

Stessa potenza.

Risultato energetico molto diverso.


7. Quanta energia viene immessa in rete?

Non esiste una percentuale valida per tutti.

Facciamo un esempio semplice.

Un impianto produce in una giornata:

30 kWh

La casa utilizza direttamente:

10 kWh

Restano:

20 kWh

Senza batteria, una parte importante di questa energia può essere immessa in rete.

Il flusso sarà quindi:

Fotovoltaico → Casa → Rete

Se invece è presente una batteria:

Fotovoltaico → Casa → Batteria → Eventuale surplus verso la rete

Questo è il punto fondamentale: la batteria interviene soprattutto sull’energia che la casa non riesce a utilizzare immediatamente.

8. Cosa cambia con una batteria?

Riprendiamo l’esempio:

Produzione: 30 kWhAutoconsumo diretto: 10 kWhSurplus: 20 kWh

Supponiamo che:

8 kWh

vengano utilizzati per caricare la batteria.

Il bilancio semplificato diventa:

10 kWh autoconsumati direttamente8 kWh accumulati12 kWh residui potenzialmente immessi in rete

La sera, parte degli 8 kWh accumulati può essere utilizzata dalla famiglia.

Il beneficio principale è quindi la riduzione del prelievo dalla rete nelle ore in cui il fotovoltaico non produce.


9. Una batteria non porta automaticamente l’autoconsumo al 100%

Questo è un errore abbastanza comune.

In estate può succedere che:

  • il fotovoltaico produca molto;

  • la casa consumi poco;

  • la batteria sia già carica.

Il surplus continuerà quindi a essere immesso in rete.

In inverno può invece succedere l’opposto:

  • produzione ridotta;

  • batteria poco carica;

  • consumi elevati;

  • maggiore necessità di prelevare dalla rete.

L’obiettivo dell’accumulo non è necessariamente raggiungere il 100% di indipendenza.

È utilizzare meglio una parte dell’energia che altrimenti verrebbe ceduta durante il giorno.


10. Come aumentare l’autoconsumo anche senza batteria

Prima di installare un accumulo, esistono alcuni accorgimenti semplici.

Quando possibile, conviene programmare durante le ore solari:

  • lavatrice;

  • lavastoviglie;

  • asciugatrice;

  • boiler elettrico;

  • climatizzatore;

  • pompa di calore;

  • ricarica dell’auto elettrica.

In altre parole:

produrre e consumare nello stesso momento è la forma più diretta di autoconsumo.

La batteria diventa più interessante quando una parte importante dei consumi non può essere spostata e rimane concentrata la sera.


11. Come capire se un impianto da 6 kW sta autoconsumando poco?

Ci sono quattro dati da controllare:

1. Produzione fotovoltaicaQuanta energia produce realmente l’impianto.

2. Autoconsumo direttoQuanta energia viene utilizzata immediatamente.

3. Energia immessa in reteQuanto surplus viene ceduto.

4. Energia prelevata dalla reteQuanto continua ad acquistare la casa.

Il segnale più interessante è questo:

molta energia immessa di giorno + molto prelievo la sera.

In questa situazione il problema non è necessariamente la quantità prodotta.

È il momento in cui l’energia viene consumata.


12. Un impianto da 6 kW richiede sempre una batteria da 10 kWh?

No.

La formula:

6 kW fotovoltaico = 10 kWh batteria

non è una regola.

Una famiglia che autoconsuma già molto durante il giorno potrebbe avere poco surplus disponibile.

Un’altra famiglia, invece, potrebbe immettere grandi quantità di energia durante il giorno e avere consumi importanti la sera.

La capacità corretta deve quindi essere valutata considerando soprattutto:

surplus disponibile + consumo serale/notturno.


13. Quando vale la pena analizzare un accumulo?

Ci sono due condizioni particolarmente interessanti:

molta energia immessa durante le ore solari

e

molta energia prelevata dalla rete dopo il tramonto.

Quando queste due condizioni si presentano insieme, un sistema di accumulo può aiutare a spostare una parte della produzione dal giorno alla sera.

Per una casa monofase con un impianto nell’ordine dei 6 kW può essere valutata, per esempio, una soluzione con:

Hanchu HESS-HY-S

e batteria residenziale a bassa tensione.

Ma prima del prodotto viene sempre l’analisi dei consumi.


14. Tre errori da evitare

Errore 1: guardare solo la produzione annuale

Un impianto può produrre molto ma avere un autoconsumo basso.

Errore 2: considerare tutta l’energia immessa come “sprecata”

L’energia immessa non scompare: può essere valorizzata attraverso il regime applicabile.

Errore 3: scegliere la batteria solo in base alla potenza del fotovoltaico

La capacità dell’accumulo deve essere collegata soprattutto ai consumi serali e al surplus realmente disponibile.


Conclusione

Con un impianto fotovoltaico da 6 kW non esiste una percentuale di autoconsumo valida per tutte le famiglie.

Una famiglia di tre persone può avere risultati molto diversi tra:

estate e inverno

e tra:

consumo prevalentemente diurno o prevalentemente serale.

La domanda più utile quindi non è:

“Quanto autoconsuma mediamente un impianto da 6 kW?”

ma:

“Quando la mia casa utilizza energia rispetto a quando il fotovoltaico la produce?”

Per capirlo bastano quattro dati:

produzione, autoconsumo, immissione e prelievo.

Se durante il giorno viene ceduta molta energia e la sera se ne acquista molta dalla rete, allora vale la pena analizzare un sistema di accumulo.




 

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